Simonetta Agnello Hornby ricorda e scrive “la zia marchesa”
Dalla penna di Simonetta Hornby prende vita Amalia, vecchia nutrice della baronessa Costanza Safamita, discendente di una famiglia vecchia quanto ricca dell’aristocrazia siciliana. E’ lei a raccontarci la storia della sua protetta, nata diversa in una Sicilia morente, stravolta dal passaggio dalla monarchia dei Borbone al nuovo regno Italico. Costanza incarna la lotta per la vita, lei, “fimmina” dai capelli rossi, e’ destinata a sopravvivere ai fratelli, all’odio della madre, alla superstizione della gente per quella bimba dal “rosso pilu, malu pilu” e a perpetrare il nome della famiglia. Nell’ aderenza al suo ruolo di donna sottomessa sapra’ trovare il compromesso vincente fra tradizione e un femminismo evoluto che a fatica sapra’ emergere insieme al suo io. Ogni capitolo viene introdotto da un proverbio siciliano che non anticipa ma introduce nel mondo antico e feudale da cui si parte. Costanza cresce in un clima familiare contraddittorio, guardata con dispetto dai parenti conosce l’amore solo del padre e del fratello, presto perso. L’accolgono le stanze della servitu’ dove apprendera’ la pieta’, il lavoro, la pazienza e la forza. Cerchera’ l’amore di un uomo non trovandolo ma conquistandolo poco a poco nel tempo, solo dopo la morte del padre, solo dopo l’accettazione di se’ stessa come donna amabile e desiderabile. Si parla quindi, e non velatamente, di sessualita’ e amore, entrambi proibiti, a volte malati, ma comunque presenti e padroni della vita di Malivinnitti, feudo di ricchi e poveri, mafiosi e gente di chiesa. Come il “Gattopardo” anche qui e’ di scena un “tramonto degli dei” che si esprime coi vocaboli della plebe, l’unica a tenere a memoria il conto delle ere e a perpetrare la storia di quell’aristocrazia fragile e malsana analizzata senza pieta’. L’autrice arricchisce il romanzo di fatti di cronaca veri, presi a prestito dalle carte dell’amico e insigne bibliofilo avvocato Giuseppe Alaimo di Canicatti’ e rivela anche dell’esistenza reale della zia marchesa, anche se nel libro e’ un ibrido di fantasia e ricordi. Trecentotre pagine in cui l’autrice insegue la dignita’ e la rivendicazione della propria liberta’ di esistere a prescindere dagli altri; il marito che le nega l’amore carnale e la costringe a vivere un matrimonio vergine, cui ogni sforzo di celare e’ solo una bugia facile da intravedere, l’amante rifiutato per sottostare all’orgoglio e alla morale, gli anni di solitudine tesi a dare nel vano tentativo di ricevere sono solo poche delle prove che Costanza al pari del lettore, dovra’ accettare tentando di capire. L’autrice passa un messaggio che la riallaccia al suo maestro Pirandello: “non aspettarti nulla che non venga da te”, non camminare su una strada non scelta da te.

















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