Ottobre 10, 2026

Popolizio canta le stelle per Urania | Fuori le Mura

Inchiesta del (1)


Layout 1Stelle in cielo e stelle sul palco al Teatro India in occasione di Urania, la città delle storie disabitate tra scienza e fantascienza.
Tra gli ospiti anche Massimo Popolizio, che con musica e interventi dal vivo ha presentato il suo personale “Canto ai Pianeti”, una lettura scenica
drammatizzata di altissimo livello, un vero e proprio viaggio attraverso le stelle e attraverso le parole dei grandi che le hanno cantate.
Dall’intimismo del Leopardi che interroga la luna nel “Canto Notturno di un Pastore Errante per l’Asia” fino ad arrivare al celeberrimo “giramento di palle” di Petrolini, l’Universo rimane protagonista di una narrazione in cui lo spettatore è preso per mano e condotto da un eccellente Popolizio, in grado di spaziare con la voce e creare atmosfere di volta in volta differenti, intime, tragiche, surreali. E a proposito di surrealtà non potevano mancare il furto “universale” di Manganelli e il geniale Savinio, tanto grande quanto trascurato dalla scena italiana.
Una lettura per tutti i gusti insomma che non ha tralasciato i grandi classici, con le parole di Luciano del 125 d.c. e la Vita di Galileo, e i giochi musicali tra percussioni e fiati. Con una chiusura affidata a Trilussa il gioco è fatto e lo spettatore non può che ritrovarsi pienamente coinvolto in un insolito e bel viaggio attraverso l’universo narrato dai nostri autori più grandi.

Dopo la performance di Massimo Popolizio, Urania continua al Teatro India fino al 18 luglio per coinvolgere il pubblico con poesia e iniziative di varia natura nell’immensità del cosmo e nella “città delle storie disabitate tra scienza e fantascienza perché“, ci spiega Silvia Natoli, “la fantascienza è in sintonia con le angosce della modernità, con le sue
peculiari minacce: la macchina, la massificazione, l’alienazione, la guerra, l’estinzione…
La Fantascienza ama le soglie, luogo dell’inatteso e dell’inaspettato, dove le cose stanno in oscillazione sospesa e non si immobilizzano in forme
“.

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