Emessa la sentenza sul giallo di Perugia. La Corte d’Assise ha condannato, in primo grado, Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’assassinio di Meredith Kercher.
I due ragazzi sono stati accusati di violenza sessuale e di omicidio e per questo chiamati a scontare rispettivamente ventisei e venticinque anni di carcere.
Il verdetto è stato reso noto, a mezzanotte e venti di Sabato 5 Dicembre, dal presidente della Corte Giancarlo Massei, che nella lettura della sentenza riconosceva agli imputati le attenuanti generiche, evitandogli l’ergastolo.
Termina così il primo round di un’intricata e triste vicenda cominciata il primo Novembre 2007 quando, nel suo appartamento, la studentessa inglese fu trovata priva di vita.
Vicenda che ha già portato alla condanna a trent’anni dell’altro indagato, l’ivoriano Rudy Guede, giudicato con rito abbreviato il 29 Ottobre 2008.
Ora anche Amanda e Raffaele sono stati ritenuti colpevoli della morte di Meredith, nonostante entrambi abbiano sempre sostenuto la loro innocenza.
L’americana ha reagito piangendo alle parole del giudice, mentre il suo giovane compagno non ha lasciato trasparire nessuna emozione in volto.
I legali della Kercher ritengono sia stata fatta giustizia, con la commozione della madre e della sorella della vittima a confermare la soddisfazione per l’esito conclusivo del processo.
Di tutt’altro avviso invece il parere espresso dagli avvocati della difesa che hanno parlato invece di “sentenza contraddittoria” e che, aspettando le motivazioni della Corte, hanno annunciato già il ricorso all’Appello per scagionare i propri assistiti.
Il giudizio del collegio giudicante non è sembrato corretto e privo di condizionamenti esterni neanche dall’opinione pubblica americana, interessata quasi a proteggere la Knox. Molti esperti e giuristi d’oltreoceano hanno infatti criticato duramente il modo in cui il processo si è svolto, avanzando la tesi secondo la quale in Italia essere accusati equivalga all’essere responsabili dell’accaduto, senza che gli imputati abbiano reale possibilità di dimostrare la propria estraneità.
Un’accusa forte che getta ancor più pressione su di un caso già molto delicato e che si protrae da oltre due anni. Tempo destinato ad aumentare con il ricorso al secondo grado di giudizio in cui cambieranno i giudici, cambierà l’accusa e si dovrà ricominciare tutto da capo.

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