Ottobre 10, 2026

La Fiera del Libro Ebraico ci racconta di Hanukkah | Fuori le Mura

Inchiesta del (1)


Via dell'Arco dei Tolomei

Via dell’Arco dei Tolomei

A volte si dice che Roma è una città ancora indietro per quanto riguarda l’intregrazione dei popoli. Beh, nel cuore pulsante della Capitale battono diverse anime religiose. Girando per il centro  della città eterna si possono incontrare la Chiesa Cristiana Copta, la Chiesa Latino Americana, la Chiesa Protestante, vicino lo Stadio Olimpico c’è La Moschea e passeggiando per le parti del Ghetto invece, ci troviamo di fronte la Sinagoga. Basta attraversare Ponte Garibaldi e perdersi negli stupendi vicoli sulla sinistra di Viale Trastevere per incontrare Via dell’Arco Tolomei – che sembra quasi non voler farsi notare, sembra voler restare nella discrezione di un paesaggio tranquillo che ci riporta ad altre epoche – dove ci attende il Pitigliani.

All’interno del Centro Culturale, domenica scorsa si è tenuta la Seconda Fiera del Libro Ebraico. Non c’erano grandi case editrici, nè stand immensi, ma dentro quei libri c’era tutta la sapienza di un popolo che di storia ne ha vista. Ma l’attrazione principale, dalle 11 del mattino fino all’ora di pranzo è stato Olek Mincer, con le sue letture di Hanukkah, festa ebraica che coincide con il Natale cristiano solo cronologicamente.

Sembra ovvio che la comunità ebraica, in questo periodo non sia in festa per la venuta al mondo di Gesù Cristo, ma per ben altri motivi storici. Hanukkah in un certo senso è la celebrazione di una liberazione. Forse anche cruenta. Nel 200 a.c. gli ebrei vivevano in Israele, governati dalla dinastia seleucide, che aveva ereditato la parte orientale dell’impero che un tempo era stato di Alessandro Magno. Sotto il regno di Antioco IV il Tempio di Gerusalemme era stato più volte profonato e depredato delle sue ricchezze, tra l’altro dentro v’era stato eretto anche un altare a Zeus. Sotto la guida di Giuda Maccabeo il tempio veniva riconquistato e venivano riaccese le luci sull’Hannukiah, il candelabro a otto braccia che campeggiava sull’altare e che è simbolo della Festa delle Luci ebraica tutt’ora. Questo è il nudo dato storico.

Grazie alla ottima interpretazione di Mincer però, siamo riusciti ad entrare, in quella domenica come tante, all’interno del carattere più proprio del popolo ebraico, quelle letture c’hanno mostrato l’umiliazione e la vergogna di un popolo che s’è visto privato delle proprie tradizioni, che ha visto il suo tempio depredato e con esso un preciso tentativo di cancellazione di ogni radice ebraica. Tuttavia s’è intuita anche la gioia della liberazione – violenta sia chiaro – da parte del Maccabeo.

Questo è ciò che gli ebrei, a breve, si accingono a festeggiare. Una buona occasione per ascoltare una storia, in un posto accogliente, circondati da quella che è una cultura e una sapienza millenaria, che ha saputo sopravvivere nonostante la storia di persecuzioni, esili e liberazioni che ha impressa nell’anima, nelle radici, da cui è caratterizzata così fortemente.

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